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Ecco come la Sicilia esporterà elettricità a Malta

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La futura connessione HVAC Sicilia-Malta suscita molte perplessità di natura ambientale ed economica soprattutto nella zona dell’approdo del cavo, a Marina di Ragusa. In attesa che si sblocchi il raddoppio del cavo con la Calabria, il collegamento con Malta di certo attenuerà la crisi degli operatori del termoelettrico siciliano.

Ai primi di maggio è arrivata al porto di Malta una trivella orizzontale. Servirà a scavare il tunnel all’interno del quale verranno stesi i cavi dell’Interconnector, il cavo ad altissima tensione e corrente alternata che collegherà l’Isola dei Cavalieri alla Sicilia. La connessione HVAC Sicilia-Malta è stata pensata per superare l’isolamento elettrico dei maltesi collegando la rete a 33 kV di Malta all’Europa grazie a un cavo in doppia terna lungo 116 chilometri, 95 dei quali sul fondo del Canale di Sicilia e la restante ventina a terra: dall’approdo a Marina di Ragusa fino alla stazione elettrica di Ragusa, con un percorso interrato che segue una vecchia strada provinciale e si snoda tra serre di pomodori e grandi masserie immerse nei pascoli.

Il percorso in mare, invece, è stato leggermente deviato rispetto al progetto originale perché interferiva con la concessione petrolifera Vega di Edison ed Eni e i cavi sarebbero stati troppo vicini alla piattaforma Vega A, alla FSO Leonis e alla probabile piattaforma Vega B attualmente in fase di Valutazione di Impatto Ambientale (vedi foto). Oggi Malta è autosufficiente dal punto di vista elettrico, ma solo grazie a due obsolete centrali a olio combustibile: quella di Delimara da 304 MW e quella di Marsa da 267 MW. Quest’ultima è stata costruita negli anni cinquanta, con i fondi del Piano Marshall, entrambe hanno un’efficienza media bassissima di circa il 20%. Quando l’elettrodotto Sicilia-Malta sarà in funzione potrà trasportare, in entrambe le direzioni, 200 MW di potenza più un picco di altri 100 MW per un’ora in caso di emergenza. Entro il 2015 l’opera dovrebbe essere raddoppiata, con una potenza complessiva di oltre 400 MW.

 

I maltesi spingono da anni per costruire l’elettrodotto e, su circa 200 milioni di euro di costo complessivo, sono riusciti a ottenere dall’Unione Europea ben 100 milioni che verranno attinti dall’European Energy Programme for Recovery visto che il collegamento è stato inserito tra i trans-European energy networks (TEN-E). Enemalta Corporation, che gestisce il sistema elettrico maltese, ha affidato l’appalto alla francese Nexans nel dicembre 2010 con trattativa privata dopo che un bando pubblico di Terna era andato a vuoto l’anno prima per mancanza dei requisiti da parte dei partecipanti.

Malta non ha altro modo, se non collegandosi alla Sicilia e importando energia, di ridurre le emissioni di CO2 della propria generazione elettrica e di rientrare negli obblighi europei del 20-20-20. In più, grazie al cavo, spera di ridurre il costo del kWh per i suoi cittadini. Infine, l’opera sarà fondamentale per collegare a terra il futuro parco eolico offshore da 95 MW di Is-Sikka l-Bajda, che verrà costruito ad appena 1,5 chilometri dalla costa di Rdum tal-Madonna nel nord dell’isola.

Ma lo scopo principale dell’opera è quello di importare elettricità dalla Sicilia e spegnere definitivamente le unità produttive più vecchie e inquinanti delle centrali maltesi. Nella Sintesi non tecnica depositata da Enemalta al Ministero dell’Ambiente per ottenere la Via si cita espressamente l’eccesso di produzione elettrica della Sicilia come possibile fonte di approvvigionamento. In effetti le centrali termoelettriche siciliane, quasi tutte a ciclo combinato a gas, negli ultimi tempi sono costrette a lavorare al minimo a causa del crollo della domanda di energia elettrica dovuto alla crisi economica e dell’abbondante produzione eolica e fotovoltaica.

Proprio a pochi chilometri in linea d’aria dalla stazione elettrica di Ragusa, dove dovrebbe terminare il percorso dell’Interconnector Sicilia-Malta, c’è quella di Chiaramonte Gulfi che è uno dei nodi su cui si basa l’intera rete elettrica siciliana: fa parte della dorsale ionica che alimenta Ragusa, Siracusa, Catania e Messina come anche il polo petrolifero siracusano. Un tratto di linea ad altissima tensione recentemente potenziato da Terna nel quale riversano la propria produzione i numerosi parchi eolici e fotovoltaici del sud est siciliano.

Nell’intero 2012 la Sicilia ha esportato 1,25 miliardi di kWh attraverso l’unico cavo che ha a disposizione: il Sorgente-Rizziconi che la collega alla Calabria, un elettrodotto di cui si prevede da tempo il raddoppio. Ma il progetto è bloccato dall’opposizione di alcuni comitati locali e Comuni del messinese, che chiedono l’interramento o l’allontanamento dai centri abitati di lunghi tratti del tragitto perché temono ripercussioni sulla salute umana a causa delle onde elettromagnetiche emesse dai tralicci. Opposizione che ha trovato l’appoggio del nuovo presidente della Regione Sicilia, Rosario Crocetta, e del gruppo parlamentare del Movimento 5 Stelle all’Assemblea Regionale Siciliana. Ma che ha anche portato ad una segnalazione da parte dell’Antitrust che ha chiesto con nota ufficiale a Crocetta di smettere di ostacolare la realizzazione del progetto.

In attesa che si sblocchi il fronte calabrese, la realizzazione del cavo verso Malta potrebbe placare le ire degli operatori del termoelettrico che avrebbero la possibilità di esportare l’energia prodotta attraverso il Canale di Sicilia, aumentando le ore di produzione delle nuove centrali a gas che ancora devono ripagare il proprio costo di costruzione.

Ma se a Malta già si lavora alacremente a terra per costruire il ponte elettrico, in Sicilia non tutti sono entusiasti del progetto. La Regione ha firmato l’intesa con Enemalta il 30 luglio 2012, passando le carte al Comune di Ragusa che, però, ha avanzato più di un dubbio e ha espresso inizialmente parere negativo. L’approdo del cavo a Marina di Ragusa, infatti, è previsto in un piazzale a due passi dal depuratore comunale e a poche centinaia di metri dalla pre-riserva del Fiume Irminio. Il cavo sottomarino disterebbe appena 1.300 metri dal perimetro del SIC “Fondali Foce del Fiume Irminio”, mentre il percorso interrato dall’approdo alla stazione elettrica di Ragusa è esattamente confinante con il SIC “Foce del Fiume Irminio”. Il Comune di Ragusa, pertanto, si è opposto all’ultimo minuto e, alla fine, ha dato parere positivo solo dopo aver rinegoziato le compensazioni ambientali. Per realizzare l’opera Enemalta dovrà versare 600mila euro al Comune.

Ma la battaglia ragusana contro l’elettrodotto è stata più politica che ambientalista, visto che non si registrano posizioni contrarie da parte delle principali associazioni di tutela ambientale. Secondo il circolo ragusano di Legambiente l’impatto ambientale del progetto è trascurabile e, specialmente per quanto riguarda la flora marina, compensato dalle misure previste dalle prescrizioni inserite dal Ministero dell’Ambiente nel parere positivo di VIA. Al contrario, secondo Legambiente, gli unici ad avere qualche problema saranno i costruttori edili che dovranno ridimensionare i propri progetti turistici a causa delle servitù di passaggio nei pressi del tracciato interrato dell’elettrodotto.

 

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